Sostieni Legambiente, acquista Ecomafia 2019

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A leggere le cronache politiche dell’ultimo anno sembra che il nostro paese siafinalmente libero dalla piaga virulenta delle mafie, che non è mai stata raccontata né affrontata come una vera priorità per garantire la sicurezza dei cittadini. Anzi, non si è persa occasione per parlare di altro, a partire dalla presunta emergenza migranti e dalla chiusura dei porti per fronteggiarla. Al di là di qualche sporadico proclama, o del plauso, a cui ovviamente ci associamo, ai risultati del lavoro di magistratura e forze di polizia, il fenomeno della criminalità organizzata è sostanzialmente scomparso dall’agenda governativa.

Un po’ come fanno le mafie oggi, sempre più inabissate e avide di denaro sporco, guadagnato con le estorsioni, il traffico di stupefacenti, la corruzione e, come raccontiamo annualmente dal 1994, con il ciclo illegale dei rifiuti e del cemento, il traffico di specie protette, il saccheggio di beni culturali e reperti archeologici. Con questa edizione del rapporto Ecomafia e le sue storie di straordinaria illegalità ambientale vogliamo dare il nostro contributo, fondato come sempre sui numeri e una rigorosa analisi della realtà, per riequilibrare il dibattito politico nazionale. In questo paese, lo scorso anno sono stati trafficati illegalmente 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, anche pericolosi, sono state costruite oltre 17.000 case abusive, spesso veri e propri ecomostri, anche con cemento scadente e in zone a rischio, sono stati depredati il patrimonio artistico, la flora e la fauna protette, con fatturati in crescita e un giro di affari stimato in 16,6 miliardi di euro. Ma tutto questo non ha meritato la stessa attenzione da parte di governo e parlamento per tutelare la sicurezza del paese dalle aggressioni ecomafiose. Anzi, si è fatto l’esatto contrario, con l’approvazione del condono edilizio per la ricostruzione post terremoto sull’isola di Ischia e nelle zone del cratere del Centro Italia, e con la legge di conversione del decreto Sblocca cantieri, che allarga le maglie dei controlli necessari per contrastare infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione. Non mancano, fortunatamente, anche le buone notizie. Rispetto all’edizione del 2018 si conferma la validità della legge 68 del 2015, che ha inserito i delitti ambientali nel Codice penale, con buona pace dei suoi detrattori che negli ultimi anni hanno perso voce e argomenti per denigrarla. Risultati che dovrebbero indurre governo e parlamento a completare la riforma di civiltà inaugurata con la normativa sugli ecoreati. Le nostre proposte, invece, sono rimaste finora tutte inascoltate, con l’unica eccezione dell’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Il paese continua a non avere leggi che centralizzino sui prefetti le competenze per l’abbattimento delle costruzioni abusive, introducano nel Codice penale i delitti contro le specie protette o quelli per fermare i trafficanti di opere d’arte o le agromafie. Così come continua a non essere pienamente operativa la legge 132 del 2016, che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente per aumentare la qualità dei controlli pubblici, perché mancano i necessari decreti attuativi. Mentre il parlamento non ha ancora trovato il tempo per istituire la Commissione d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Insomma, è passato più di un anno dall’avvio della nuova legislatura e nulla di tutto ciò è stato fatto. Il nostro auspicio di veder continuare alla camera e al senato il lavoro straordinario fatto nella scorsa legislatura, in cui è stato approvato il maggior numero di norme ambientali di iniziativa parlamentare della storia repubblicana, è andato completamente disatteso. È arrivato il momento di invertire la rotta. Quelle denunciate anche quest’anno nel rapporto Ecomafia grazie al contributo di molti – dalle forze dell’ordine alle Capitanerie di porto, dalla Corte di Cassazione al Ministero della giustizia, dall’Ispra al Cresme, dalla Commissione Ecomafie all’Agenzia delle Dogane, solo per citarne alcuni – sono le vere minacce per la tutela dell’ambiente, della salute e dell’economia sana che meritano di essere in cima all’agenda politica del nostro paese.

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente